fp_i_04Feminarum Pedes (lat.), i Piedi delle Donne.

L’attrazione per i piedi femminili data da quando ero bambino. Avrò avuto sei o sette anni e, inspiegabilmente, l’appendice che mi serviva a fare pipì mi diventava dura quando vedevo i piedi delle femmine. Non sapevo perché, non avevo idea di cosa fosse il sesso, ma succedeva, era una bella sensazione e la ricercavo.

Con l’adolescenza e i fremiti ormonali, la cosa ovviamente esplose. Ricordo ancora la prima volta in cui potei accarezzare, baciare e leccare i piedi di una tagazza. In realtà, c’ero andato vicino anche in precedenza, durante le primissime esperienze di sesso intorno ai quattordici o quindici anni, ma era difficile arrivarci: sembrava che i piedi fossero qualcosa di tabù come e più dei genitali, anche per le ragazze stesse. Sembrava che se ne vergognassero.

Quella volta fu una meraviglia che ricordo ancora come se fosse adesso. Non riuscivo a credere che mi fosse finalmente consentito l’accesso a quella parte del corpo delle donne – tanto a lungo sospirata – in modo così franco, diretto. Come se avessi trovato finalmente un tesoro fino ad allora inaccessibile.

fp_i_105Ancora oggi, per dirla in metafora, i piedi femminili mi fanno svenire. Sempre che siano come piacciono a me e comunque mai disgiunti dalla persona: dallo sguardo, dal modo di muovere le labbra, di parlare, di sorridere, di camminare e muoversi – insomma: dal tutto. Viceversa, non sopporto i piedi brutti in una donna.

fp_i_106La mia adorazione per i piedi femminili è vera se e solo se questi sono pulitissimi. Non vado pazzo per afrori o aromi che considero indesiderati e che sono in grado, se malauguratamente presenti, di rovinare tutta la bellezza di quelle estremità. So che c’è chi apprezza e perfino ricerca proprio queste condizioni; che faccia pure: semplicemente, non fanno per me.